lunedì 25 novembre 2013

SE NON E' ZUPPA E' PAN BAGNATO


Vi è mai capitato di fare la mamma con le tonsille gonfissime?
A me sì! E sapeste che fortuna... . La scorsa settimana sono stata vittima di uno tsunami influenzale che mi ha impedito di parlare e deglutire per un po' di giorni.
La giornata iniziava così: sveglia ore 8 circa con sintomo di "spine alla gola" e voglia soltanto di dormire dopo aver bevuto, al massimo, un bicchiere di acqua fredda. Le urla imploranti a intermittenza di Amalia e Leonardo che volevano il biberon, con le seguenti richieste: appena caldo per Leonardo, appena appena tiepido per la principessa.
E poi si passava alla fase 2, quella del: facciamo finta di fare colazione, con una me che rifiutava qualsiasi cosa facesse usare la mandibola anche solo per un secondo, quindi tutto ("ma cosa posso mangiare per saziarmi senza usare la bocca?" Pensavo mezza rimbambita) Leonardo che giocava a intingere le fette biscottate nella sua tazzina di latte, rovesciando da una tazza all'altra la brodaglia, e Amalia che lasciava cadere a terra i suoi giochini, procurando rumori insopportabili alla mia testa dolente.
Intingi, intingi, il latte diventava una zuppa che poi diventava pasta asciutta e che poi si trasformava  in una polpetta disgustosa. Assistevo impotente al pastrugnamento dell'anno che mio figlio combinava davanti a me. Un po' di latte versato sul tavolo, un po' sulla sedia e per terra. "MM". A parte questa esclamazione, non riuscivo a fare altro. E Leonardo mi guardava con sguardo perplesso sentendosi autorizzato a proseguire nelle sue attivita' ricreative.
Ad un certo punto mi sono impegnata e con forza ho detto un "MMMMM" piu' forte e mio figlio cosa fa? Mi imita, pensando che la mamma si diverti a fare il verso della mucca. Allora, per fargli capire di smettere di fare il pastrugnamento, ho provato a usare gli occhi. Occhi spazientiti, poi un po' arrabbiati, e infine inferociti. A quel punto della scena, il suo pigiama era bagnato di latte e i pezzetti di biscotti e fette biscottate fradrici spiattellati ovunque. Leonardo mi guarda con sguardo finto-serioso e poi mi sorride cercando il mio consenso, come a dire "Massì mamma, oggi faccio quello che voglio". Fantastico ho pensato. E ora che le tonsille sono tornate alle misure iniziali, la storia continua. Niente inzuppamenti però. Siamo passati all'attività di spalmare marmellata su più fette biscottate possibili. 



martedì 22 ottobre 2013

MARTESANA A TUTTA BIRRA E... LATTINE


Sono sempre preoccupata che i miei figli respirino aria pulita, che possano correre e giocare in un'immensa distesa verdeggiante, dove la Natura è viva, con uccellini che cinguettano e fiorellini da tutte le parti, dove si passeggia senza contare i mozziconi di sigarette, e senza dover schivare la pattumiera di resti di cibo e bevande lasciati dal barbone di turno (i veri barboni sono più signori di questi), dove i muri sono pieni di graffiti  artistici come quelli del Queens, New York, e dove il Banksy del momento mi sorprenda con il suo ultimo capolavoro di street art. E invece signori e signore, Welcome to Martesana.
Se rientrate nella categoria di quelli che fanno jogging assiduamente lungo il Naviglio Piccolo, o che passeggiano con il cane, o vanno in bicicletta, sapete di cosa sto parlando.
Altrimenti ve lo spiego io: io e i miei figli passeggiamo tutte le mattine in questo quartiere di magnifico degrado che parte dall'imbocco di Melchiorre Gioia, dove in mezzo alle simpatiche paperelle nuota un po' di tutto: dalla scarpa rotta, abbandonata al suo destino, alle bottiglie di plastica, ai materassi e via dicendo. Immaginatevi qualsiasi cosa scartata da qualcuno e avrete un'altissima probabilità di avvistarla sul Naviglio Martesana. Da non trascurare poi la presenza a poca distanza, dall'altra parte della strada, in via Tarvisio, di un edificio completamente abbandonato, anzi no, completamente abitato abusivamente, da dove esce ed entra gente con volto sospetto, a tutte le ore del giorno della notte. Vi chiederete cosa vado a farci in un posto del genere con due bambini, lungo un Naviglio popolato da topi, dove il degrado mi lascia inorridita tutte le volte che mi impegno per far finta di niente.
E' che mio figlio adora i treni e lungo la Martesana ci si imbatte in diversi ponti sopra i quali passano treni di tutte le tipologie: dal locale al Freccia Rossa, dal treno con le cuccette per la notte, a quello che trasporta merci. E Leonardo si esalta tutte le volte che ne vede passare uno. Così passiamo un paio di ore tutte le mattine sotto i ponti, per ammirare lo spettacolo del via vai. A volte abbiamo anche la fortuna di beccare un macchinista che ci saluta e allora l'emozione di mio figlio è ancora più grande. "Mamma!! tleno".
Non me lo sarei mai immaginato. Un posto così maltrattato diventa l'attrazione di un'intera giornata per un bambino di 2 anni, che quando torna a casa si fionda per terra a montare la pista del trenino Ikea e mi chiede di accendere il dvd di Thomas & i suoi amici.
Seppur la giornata trascorra dimenticando gli istanti di sconcerto, non me la faccio comunque andare bene questa zozzura (il far rispettare la cosa pubblica con leggi più severe, dovrebbe essere tra le priorità di qualsiasi governo locale e nazionale, e su questo punto avrei da fare delle domandine al nostro sindaco).
Certo, l'entusiasmo di Leonardo per i treni, mi ha fatto apprezzare l'altro giorno un raggio di sole che splendeva sopra i ponti. Mi sono immaginata un Naviglio nuovo, pulito, vivace, valorizzato. Se fosse nato in un altro Paese avrebbe ricevuto senz'altro più attenzioni.

venerdì 11 ottobre 2013

MA CHE MUSICA MAESTRO!



Lo incontravo quasi tutti i giorni. Prendevo la metro in direzione Downtown e cambiavo a Times Square. Li', nei sottopassaggi della metropolitana, mentre camminavo per andare a prendere la linea rossa incontravo un tizio che suonava musica rock, stile Bruce Springsteen anni '80.
La sua musica mi dava una carica incredibile. I miei passi andavano al ritmo della sua batteria e piu' camminavo, piu' mi veniva voglia di vivere.
Dicono sia il potere della musica.
Cosi' forte l'ho rivisto su mio figlio Leonardo l'altro giorno, quando mettendo il cd di John Cougar Mellencamp (uno Springsteen americano meno popolare ma piu' populista, nel senso positivo del termine) ha iniziato a tenere il tempo con la gambina e a scuotere la testa. Poi, dopo un po', si e' messo a giocare da solo con fare disinvolto, perfettamente a suo agio.
E io che pensavo di fare la brava mamma comperandogli il cd dello Zecchino D'Oro. Non ce n'e' bisogno. Grazie a Mellencamp Leonardo diventa particolarmente di buon umore, non ha bisogno di sentire il coro dell'Antoniano (evviva!) e la sua mamma non si annoia.

Anche gli Wilco hanno un ascendente tutto speciale su Leonardo e ora, evidentemente, anche su Amalia. Capita ad esempio di essere in macchina con i bimbi e di non saper cosa fare per renderli dei calmi e composti viaggiatori. Un giorno mi e' venuto incontro Jeff Tweedy, il cantante degli Wilco, un gruppo di Chicago, che con la sua voce e le sue canzoni li ha praticamente ipnotizzati. Mamme, papa', fate una prova: mettete su "You and I" degli Wilco e vedete cosa succede. 
I miei figli diventano degli angeli.

mercoledì 2 ottobre 2013

A TEMPO INDETERMINATO





Sono di ritorno. Ho fatto un viaggio lunghissimo in questi mesi. Mi sono presa cura della mia bambina, Amalia, nata lo scorso 27 gennaio. A seguirmi in ogni passo in questa avventura, dalla camera al bagno, dalla sala alla cucina, dal balcone al garage, Leonardo, il mio primogenito che ora ha 24 mesi.
Nel giro di due anni mi sono ritrovata, oltre che con un marito, con due figlioli in casa da accudire. Inutile dire che la mia vita ha preso una nuova direzione! Nel senso che ho pochissimo tempo per me stessa. Pochissimo tempo per scrivere in questo blog, perché le mie giornate trascorrono cambiando pannolini, preparando pappe e merende, spingendo l'altalena e pulendo! Insomma, sono stata assunta a tempo indeterminato e non  posso nemmeno licenziarmi! 

martedì 13 novembre 2012

IO MAMMA, IO PAPA', MERITIAMO UN PARTO DA SOGNO


                                                   Waterbirth, Cary York, www.etsy.com


Un milione e 188 mila euro al dipartimento di maternita' e' il finanziamento che la regione Lombardia ha concesso negli ultimi anni all'ospedale Fornaroli di Magenta (Milano) per ristrutturare e rinnovare le strutture sanitarie.
Filo conduttore del progetto e' stata l'attenzione a valorizzare il piu' possibile l'aspetto naturale e intimo dell'evento della nascita e a ridurre la sua eccessiva medicalizzazione. Tra le "chicche" acquisite con questo intervento, una vasca per il parto di ultima generazione.
Sono andata a fare un giro al Fornaroli, per capire che razza di tecnologia potesse avere questa vasca ergonomica. Quali vantaggi potesse offrire ad una donna che desidera partorire in acqua, scelta che nei Paesi sviluppati e' quasi sempre possibile.
Sopratutto mi incuriosiva vedere come fosse stato valorizzato l'aspetto naturale e intimo dell'evento della nascita. In fondo, pensavo, siamo sempre in una struttura ospedaliera nata per curare patologie, dove l'intimo e il naturale fa spazio al pratico ed efficiente.
Per come intendo l'aspetto "intimo" del parto, immaginavo di trovare una sala parto simile ad una camera da letto, ben curata, con una sedia a dondolo o un divano, un tavolino con un vaso di fiori, qualche bel quadro appeso al muro, luci soffuse, aromi, uno spiraglio di bellezza estetica che mi potesse consolare nei momenti duri del travaglio.
E invece ho sognato troppo... . Di fronte a me una sala "abbellita"con attrezzature che mi ricordavano quelle di un fitness center all'avanguardia, invito implicito piu' che a rilassarmi, a darmi da fare nervosamente, come se mi dovessi esercitare per una gara. Gia', la gara del parto.
Per fortuna che le strutture non sono tutto. Le luci soffuse possono farti sentire in un ambiente famigliare ma poi entra in gioco la bravura dell'ostetrica nel saperti mettere a tuo agio, nel spronarti con simpatia ad avere fiducia in te stessa e nelle tue capacita' di farcela, nel permettere che questo bimbo nasca in armonia con te mamma, senza traumi. E' proprio qui allora che il gioco si fa duro.
Cominciamo con le richieste che una donna potrebbe fare in fase di travaglio. "Voglio partorire in acqua". Parlo con il personale del dipartimento di maternita' e scopro che i parti in acqua al Fornaroli sono stimati al 5% rispetto ad un 18/20% di donne che ne fanno espressamente richiesta. Come mai questo divario tra la richiesta e quanto poi accade realmente?
Il dott. Alemani mi spiega che le ostetriche sono un po' frenate dalla paura, si sentono piu' tranquille se la fase di espulsione avviene fuori dall'acqua. E poi c'e un problema di carenza di personale. Per l'utilizzo della vasca e' necessaria la presenza di due ostetriche. Di fatto, quindi accade, come nel 90% dei casi in tutti gli altri ospedali di Milano, alla donna travagliante venga consigliata la doccia piuttosto che l'immersione in acqua calda. Se l'ostetrica del Fornaroli ha infatti gia' deciso di suo (perche' non se la sente o e' impossibilitata) che il momento dell'espulsione debba avvenire fuori dall'acqua, evita di proporre alla donna un bagno caldo.
Di fatto decidono un po' i medici e le ostetriche cosa sia piu' opportuno fare in un determinato momento, con buona causa o meno. Chi lo sa. Le conosciamo tutti le frasi tipiche dette nelle sale parto italiane, del tipo "Presto, presto, il bimbo deve nascere", "E" meglio se acceleriamo i tempi, e' meglio fare il cesareo" eccetera, eccetera. Chi riesce a togliermi il sospetto che questi inviti non nascondano una scarsa professionalita' o l'intenzione di sbrigare in fretta la "faccenda", perche' magari sta finendo il turno o il travaglio dura da troppe ore e la partoriente e' insopportabile nella sua inquietudine e dolore e quindi rispettare la fisiologia diventa una seccatura in piu'?
Certo, non e' sempre così. Al Fornaroli come in altri ospedali, vedi al San Gerardo di Monza, ad esempio, ci sono ostetriche e ginecologi scientificamente convinti dei benefici del parto fisiologico e delle controindicazioni del parto eccessivamente medicalizzato.
Troppe volte sento racconti terrificanti, esperienze infelici di parto, provenienti dagli ospedali piu' rinomati di Milano, dove caso vuole il parto viene trattato alla pari di una patologia. Dove non e' concepito aspettare, prendersi cura con pazienza dei tempi fisiologici della donna, perche' oltretutto non c'e' ne' di tempo.
Ma la nascita di un "nuovo esserino" non dovrebbe essere per tutti, per chi ne e' protagonista e per chi assiste, uno degli eventi piu' belli e misteriosi che ci possa capitare? Non abbiamo il diritto, noi donne e voi papa', di viverlo a testa alta, dignitosamente, con coscienza e serenita'?
No, non possiamo permetterci che diventi l'esperienza piu' brutta della nostra vita, soltanto a causa di disservizi, di personale medico "scadente" o perche' siamo state imbottite di farmaci. La posta in gioco e' troppo alta.
C'e' un altro problema: in tutti questi anni a livello sanitario ben poco e' stato fatto per la prevenzione e la formazione a tutti i livelli.
Un esempio: i corsi preparto del Fornaroli riescono a soddisfare un minimo delle richieste, soltanto un 2/3%. L'ospedale prevede un corso al mese per 12 persone. E' impossibile quindi dare la possibilita' a tutte le gestanti di seguire un corso preparto. Aumentare i corsi? Mi viene risposto che non ci sono piu' fondi!
"Le pazienti non preparate sono moltissime, molte sono viziate, vogliono che tutto si risolva in due ore senza sofferenza" dichiara il dott. Alemani.
"Non sono motivate, perche' non capiscono cosa ci stia dietro" aggiunge l'ostetrica Maria Luisa Chiodini.
La domanda che pongono e': "con tutti i mezzi che ci sono, perche' la donna per partorire deve soffrire?"
Forse un buon corso preparto potrebbe rispondere a tante domande e a convincerci che la donna, se in salute, puo' benissimo partorire con le proprie forze.
Un altro dato allarmante che mi presenta il dott. Alemani e' l'aumento di richieste in neuropsichiatria infantile. Lo spazio  attualmente a disposizione non e' sufficiente a rispondere al fabbisogno, quindi dovranno istituire un altro laboratorio.
"E' questo", spiega "un altro sintomo del problema: le persone non sono preparate a fare i genitori n'è prima n'è dopo".
Altra conseguenza della scarsa attivita' di formazione e prevenzione sono le percentuali di fallimento dell'allattamento materno.
"Alla nascita del bimbo siamo a quota 96%; dopo il controllo del primo mese siamo gia' al 70%, mentre a tre mesi dalla nascita caliamo al 50%," spiega la dott.ssa Venegoni.
Cosa succede? Un allattamento ben avviato nei primi giorni, perche' si inceppa?
Incoraggia sapere che a Milano e in alcune provincie esistono associazioni guidate da ostetriche, e Consultori che con servizi quasi del tutto a pagamento oramai, si prendono cura per quanto possono di tutte queste problematiche: travaglio, allattamento, svezzamento, sessualita', equilibrio precario tra lavoro e attivita' di mamma, ecc... .
Perche' di fatto, in questa avventura, capita che le donne siano troppo sole.
Peccato che la regione Lombardia nel suo elargire fondi in tutti questi anni non abbia  preso in considerazione seriamente l'attivita' svolta da queste micro-realta'. Loro di fondi ne avrebbero bisogno, eccome. Dirottare i parti fisiologici in queste strutture o a domicilio, ad esempio, permetterebbe alla regione Lombardia un notevole risparmio di costi, considerato che per ogni donna ricoverata in ospedale il dipartimento di sanita' sborsa migliaia di euro all'anno.