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Un milione e 188 mila euro al dipartimento di maternita' e' il finanziamento che
la regione Lombardia ha concesso negli ultimi anni all'ospedale Fornaroli di
Magenta (Milano) per ristrutturare e rinnovare le strutture sanitarie.
Filo
conduttore del progetto e' stata l'attenzione a valorizzare il piu' possibile
l'aspetto naturale e intimo dell'evento della nascita e a ridurre la sua
eccessiva medicalizzazione. Tra le "chicche" acquisite con questo
intervento, una vasca per il parto di ultima generazione.
Sono
andata a fare un giro al Fornaroli, per capire che razza di tecnologia potesse
avere questa vasca ergonomica. Quali vantaggi potesse offrire ad una donna che
desidera partorire in acqua, scelta che nei Paesi sviluppati e' quasi sempre
possibile.
Sopratutto
mi incuriosiva vedere come fosse stato valorizzato l'aspetto naturale e intimo
dell'evento della nascita. In fondo, pensavo, siamo sempre in una struttura
ospedaliera nata per curare patologie, dove l'intimo e il naturale fa spazio al
pratico ed efficiente.
Per come
intendo l'aspetto "intimo" del parto, immaginavo di trovare una sala
parto simile ad una camera da letto, ben curata, con una sedia a dondolo o un
divano, un tavolino con un vaso di fiori, qualche bel quadro appeso al muro,
luci soffuse, aromi, uno spiraglio di bellezza estetica che mi potesse
consolare nei momenti duri del travaglio.
E invece ho sognato troppo... . Di fronte a me una sala "abbellita"con attrezzature che mi
ricordavano quelle di un fitness center all'avanguardia, invito implicito piu'
che a rilassarmi, a darmi da fare nervosamente, come se mi dovessi esercitare
per una gara. Gia', la gara del parto.
Per
fortuna che le strutture non sono tutto. Le luci soffuse possono farti sentire
in un ambiente famigliare ma poi entra in gioco la bravura dell'ostetrica nel
saperti mettere a tuo agio, nel spronarti con simpatia ad avere fiducia in te
stessa e nelle tue capacita' di farcela, nel permettere che questo bimbo nasca
in armonia con te mamma, senza traumi. E' proprio qui allora che il gioco si fa
duro.
Cominciamo
con le richieste che una donna potrebbe fare in fase di travaglio. "Voglio
partorire in acqua". Parlo con il personale del dipartimento di maternita'
e scopro che i parti in acqua al Fornaroli sono stimati al 5% rispetto ad un
18/20% di donne che ne fanno espressamente richiesta. Come mai questo divario
tra la richiesta e quanto poi accade realmente?
Il dott.
Alemani mi spiega che le ostetriche sono un po' frenate dalla paura, si sentono
piu' tranquille se la fase di espulsione avviene fuori dall'acqua. E poi c'e un
problema di carenza di personale. Per l'utilizzo della vasca e' necessaria la
presenza di due ostetriche. Di fatto, quindi accade, come nel 90% dei casi in
tutti gli altri ospedali di Milano, alla donna travagliante venga consigliata
la doccia piuttosto che l'immersione in acqua calda. Se l'ostetrica del Fornaroli ha infatti
gia' deciso di suo (perche' non se la sente o e' impossibilitata) che il momento dell'espulsione debba avvenire fuori dall'acqua, evita di proporre alla donna
un bagno caldo.
Di fatto decidono un po' i medici e le ostetriche cosa sia piu' opportuno fare in un determinato momento, con buona causa o meno. Chi lo sa. Le conosciamo tutti le frasi tipiche dette nelle sale parto italiane, del tipo "Presto, presto, il bimbo deve
nascere", "E" meglio se acceleriamo i tempi, e' meglio fare il cesareo" eccetera, eccetera. Chi riesce a togliermi il sospetto che questi inviti non nascondano una scarsa professionalita' o l'intenzione di sbrigare in fretta la
"faccenda", perche' magari sta finendo il turno o il travaglio dura
da troppe ore e la partoriente e' insopportabile nella sua inquietudine e dolore e quindi rispettare la
fisiologia diventa una seccatura in piu'?
Certo,
non e' sempre così. Al Fornaroli come in altri
ospedali, vedi al San Gerardo di Monza, ad esempio, ci sono ostetriche e ginecologi
scientificamente convinti dei benefici del parto fisiologico e delle controindicazioni del parto eccessivamente medicalizzato.
Troppe
volte sento racconti terrificanti, esperienze infelici di parto, provenienti dagli ospedali piu'
rinomati di Milano, dove caso vuole il parto viene trattato alla pari di una patologia. Dove non e' concepito aspettare, prendersi cura con pazienza dei tempi fisiologici della donna, perche' oltretutto non c'e' ne' di tempo.
Ma la
nascita di un "nuovo esserino" non dovrebbe essere per tutti, per chi ne e' protagonista e per chi assiste, uno degli eventi piu' belli e
misteriosi che ci possa capitare? Non abbiamo il diritto, noi donne e voi papa', di
viverlo a testa alta, dignitosamente, con coscienza e serenita'?
No, non
possiamo permetterci che diventi l'esperienza piu' brutta della nostra vita,
soltanto a causa di disservizi, di personale medico "scadente" o
perche' siamo state imbottite di farmaci. La posta in gioco e' troppo alta.
C'e' un altro problema: in tutti
questi anni a livello sanitario ben poco e' stato fatto per la prevenzione e la
formazione a tutti i livelli.
Un
esempio: i corsi preparto del Fornaroli riescono a soddisfare un minimo delle
richieste, soltanto un 2/3%. L'ospedale prevede un corso al mese per 12
persone. E' impossibile quindi dare la possibilita' a tutte le gestanti di
seguire un corso preparto. Aumentare i corsi? Mi viene risposto che non ci sono
piu' fondi!
"Le
pazienti non preparate sono moltissime, molte sono viziate, vogliono che tutto
si risolva in due ore senza sofferenza" dichiara il dott. Alemani.
"Non
sono motivate, perche' non capiscono cosa ci stia dietro" aggiunge
l'ostetrica Maria Luisa Chiodini.
La
domanda che pongono e': "con tutti i mezzi che ci sono, perche' la donna
per partorire deve soffrire?"
Forse un
buon corso preparto potrebbe rispondere a tante
domande e a convincerci che la donna, se in salute, puo' benissimo partorire con le
proprie forze.
Un altro
dato allarmante che mi presenta il dott. Alemani e' l'aumento di richieste
in neuropsichiatria infantile. Lo spazio
attualmente a disposizione non e' sufficiente a rispondere al
fabbisogno, quindi dovranno istituire un altro laboratorio.
"E'
questo", spiega "un altro sintomo del problema: le persone non sono
preparate a fare i genitori n'è prima n'è dopo".
Altra
conseguenza della scarsa attivita' di formazione e prevenzione sono le
percentuali di fallimento dell'allattamento materno.
"Alla
nascita del bimbo siamo a quota 96%; dopo il controllo del primo mese siamo
gia' al 70%, mentre a tre mesi dalla nascita caliamo al 50%," spiega la
dott.ssa Venegoni.
Cosa
succede? Un allattamento ben avviato nei primi giorni, perche' si inceppa?
Incoraggia
sapere che a Milano e in alcune provincie esistono associazioni guidate da
ostetriche, e Consultori che con servizi quasi del tutto a pagamento oramai, si
prendono cura per quanto possono di tutte queste problematiche: travaglio,
allattamento, svezzamento, sessualita', equilibrio precario tra lavoro e
attivita' di mamma, ecc... .
Perche' di fatto, in questa avventura, capita che le donne siano troppo sole.
Peccato
che la regione Lombardia nel suo elargire fondi in tutti questi anni non abbia preso in considerazione
seriamente l'attivita' svolta da queste micro-realta'. Loro di fondi ne avrebbero bisogno, eccome. Dirottare i parti
fisiologici in queste strutture o a domicilio, ad esempio, permetterebbe alla
regione Lombardia un notevole risparmio di costi, considerato che per ogni
donna ricoverata in ospedale il dipartimento di sanita' sborsa
migliaia di euro all'anno.